Le tonsille sono ghiandole linfatiche presenti nel cavo orale, nella parte più profonda della bocca e nella porzione posteriore della faringe. La posizione delle tonsille è strategica: esse sono infatti deputate – soprattutto nell’infanzia e nella pubertà – alla difesa dell’apparato respiratorio, formando un vero e proprio complesso atto ad intercettare i microrganismi (virus e batteri) che entrano insieme all’aria ed al cibo. Aprendo la bocca se ne vedono solo due, ma in realtà ne esistono otto: ci sono le tonsille faringee, adenoidee, tubariche, palatine e linguali e tutte insieme formano il grande anello linfatico del Waldeyer.

La massima attività delle tonsille si riscontra durante l’infanzia e la pubertà, quando cioè il sistema immunitario incontra per la prima volta svariati patogeni e monta una risposta anticorpale ed infiammatoria contro di essi. Con l’età adulta, le tonsille gradualmente si atrofizzano, anche se in alcuni casi infezioni ripetute possono rendere consigliabile la rimozione delle tonsille palatine o faringee anche nei bambini.

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Tonsille: a cosa servono?

Fino a pochi anni fa le tonsille erano considerate quasi inutili e quindi venivano rimosse molto più facilmente di oggi, che conosciamo meglio il loro ruolo e quindi la loro importanza nel controllo delle infezioni. Le tonsille appartengono al sistema linfatico e hanno numerosi compiti: impediscono il passaggio di corpi estranei verso l’esofago o i bronchi, riscaldano ed umidificano l’aria inspirata, reagiscono al contatto con virus e batteri, producono anticorpi… Sono quindi la prima barriera difensiva contro i germi e hanno funzioni diverse.

  • Adenoidi. Sono localizzate nella faringe e non poche volte si presentano ipertrofiche, causando problemi di respirazione ai bambini.
  • Tonsille tubariche. Si trovano  sulla cartilagine del tubo uditivo (sbocco delle trombe di Eustachio).
  • Tonsille palatine. Posizionate nella parte posteriore del palato molle, sono le uniche visibili e sono quelle comunemente chiamate “tonsille”.
  • Tonsille linguali. Si trovano nella parte posteriore della lingua, una per lato; hanno una superficie irregolare, apprezzabile al tatto.
Tonsille: Infezioni

L’infezione delle tonsille è chiamata tonsillite se riguarda le tonsille palatine, e adenoidite se colpisce le tonsille faringee. Infezioni alle tonsille, anche ripetute nel giro di poco tempo, sono abbastanza comuni nei primi anni di vita e non passano certo inosservate perché causano ingrossamento, infiammazione, tumefazione e dolore nella deglutizione, fino anche ad ostruire parzialmente le vie respiratorie. Le tonsilliti possono essere virali o batteriche ed a seconda dell’aspetto delle tonsille l’infezione può essere eritematosa, essudativa, pseudomembranosa, ulcero-necrotica o vescicolare.

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Tonsilliti virali

Meno dolorose e debilitanti di quelle batteriche, causano gonfiore, rossore intenso, dolore nella deglutizione e possono essere accompagnate o meno da febbre. Solitamente si controllano con antinfiammatori (paracetamolo, ibuprofene) e sono autolimitanti. Non richiedono antibiotico: gli antibiotici sono del tutto inefficaci contro i virus ed il medico dovrebbe prescriverli solo se la febbre perdura per più giorni, per scongiurare una sovra-infezione batterica.

Non somministrare MAI acido acetilsalicilico (Aspirina) a bambini di meno di 12 anni: c'è un altro rischio di sindrome di Reye.

Tonsilliti batteriche

Più gravi ed intense, le tonsille si presentano estremamente gonfie, molto dolenti, coperte da striature bianche (le cosiddette placche) formate da pus, che occasionalmente possono estendersi al palato ed all’ugola; anche la lingua può essere biancastra, l’alito è cattivo e solitamente è presente febbre anche molto alta accompagnata da altri sintomi sistemici (mal di testa, tosse, dolori corporei, congestione nasale). L’esordio può essere improvviso o seguire un’infezione virale, come un’influenza. Nei bambini piccoli, la tonsillite può estendersi alle orecchie provocando otite.

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I batteri responsabili di tonsilliti acute sono tipicamente streptococchi (quasi sempre Streptococcus pyogenes), ma sono possibili infezioni da stafilococchi e da Haemophilus influenzae. La terapia della tonsillite batterica richiede antibiotici per via orale (Augmentin, Clavulin o Klacid) abbinati ad antinfiammatori per ridurre l’edema, il dolore e la febbre. Le tonsilliti non curate con antibiotici guariscono con difficoltà, tendono a recidivare e nel corso del tempo possono portare a sindromi sistemiche anche gravi.

Come curare una tonsillite

La terapia della tonsillite virale prevede solo antinfiammatori per diminuire dolore e gonfiore delle tonsille; l’infezione si risolve da sola. Diversa è la terapia della tonsillite batterica, che prevede l’assunzione di antibiotici.

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Test rapido per Streptococco di tipo A.

Esiste un test rapido eseguibile in ambulatorio per rilevare la presenza di streptococco di tipo A, dal funzionamento simile al test di gravidanza: il medico (o l’infermiere) esegue un tampone faringeo e lo inserisce nel test rapido, che nel giro di 15 minuti segnala la presenza di streptococco A (due bande) o la negatività del test (una sola banda). Il test rapido è utile perché rileva immediatamente l’infezione streptococcica, evita l’attesa dell’esame colturale del tampone faringeo e permette di iniziare immediatamente la terapia antibiotica se il risultato è positivo, mentre evita la somministrazione inutile dell’antibiotico se l’esame è negativo.

Il tampone faringeo con l’esame colturale per la ricerca del patogeno si esegue solo nel caso la terapia empirica non abbia effetto. La terapia va impostata non appena il medico all’esame obiettivo rileva le classiche placche bianche tipiche della tonsillite batterica.

Risultati immagini per amoxicillina acido clavulanicoGli antibiotici più comunemente utilizzati per curare la tonsillite sono penicilline come l’amoxicillina-acido clavulanico (Augmentin, Clavulin) o macrolidi come la claritromicina (Klacid, Veclam) in caso di allergia alle penicilline o di tonsillite da Haemophilus influenzae.

La terapia antibiotica va proseguita per almeno 10 giorni, al dosaggio prescritto dal medico, facendo attenzione a non ritardare o saltare mai le dosi di antibiotico: solo seguendo queste indicazioni sarà sicura l’eradicazione del batterio.

Non bisogna mai smettere di prendere l'antibiotico nemmeno se dopo pochi giorni, come accade, i sintomi scompaiono: la terapia va portata a termine, o si rischia di indurre una resistenza antibiotica nei batteri.

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E se con l’antibiotico la tonsillite non guarisce? In questo caso è probabile che il batterio sia resistente all’antibiotico: bisogna eseguire un tampone faringeo per l’esame colturale, che permette di identificare con assoluta certezza il batterio responsabile dell’infezione e testare la sua sensibilità agli antibiotici facendo un antibiogramma.

 

Tonsille: Complicanze da infezione

Sebbene solitamente le infezioni alle tonsille si risolvano in circa una settimana, in alcune persone si possono sviluppare complicanze anche gravi che richiedono un trattamento medico più aggressivo e mirato.

  • Tonsillite ricorrenteRisultati immagini per tonsillite ricorrenteIn alcuni soggetti sensibili le tonsille si infettano ogni qualvolta sviluppano un’infezione delle vie respiratorie (raffreddore,ecc). La tonsillite diviene quindi ricorrente o cronica e può seriamente limitare le attività quotidiane, finanche a pregiudicare la corretta crescita (se colpisce un bambino). La tonsillite si definisce cronica o ricorrente se insorge almeno 7 volte all’anno, oppure 5 volte in ciascuno dei due anni precedenti, oppure 3 volte in ciascuno dei 3 anni precedenti. La soluzione è quasi sempre la tonsillectomia, anche se una terapia immunostimolante a base di batteri benefici può avere esiti altrettanto positivi ed evitare una dolorosa operazione chirurgica.
  • Ascesso peritonsillare.
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    Ascesso peritonsillare.

    La formazione di un ascesso, ovvero di una sacca purulenta a livello di una o entrambe le tonsille o della gola, può avvenire anche dopo la guarigione dalla tonsillite a causa di un focolaio infettivo che non è stato raggiunto dagli antibiotici. Si tratta di una complicanza poco comune, ma da trattare con antibiotici e in alcuni casi può richiedere il drenaggio (la rimozione del pus contenuto nell’ascesso per facilitarne la guarigione). I sintomi sono febbre alta, difficoltà ad aprire la bocca e deglutire, gonfiore del collo e dei linfonodi regionali, forte dolore, mal d’orecchio unilaterale. Un ascesso non trattato può diffondersi e causare necrosi tissutale.

  • Setticemia. Si tratta di un’eventualità molto rara, che colpisce quasi sempre soggetti con un sistema immunitario debole. Accade quando l’infezione non viene curata adeguatamente e si diffonde nei tessuti circostanti alle tonsille, raggiungendo il circolo ematico nel quale i batteri si diffondono. La setticemia ha un tasso di mortalità molto alto.
  • Febbre reumatica e glomerulonefrite. Complicanza quasi esclusiva delle tonsilliti da Streptococchi di tipo A (Streptococcus pyogenes) non correttamente trattate con antibiotici; era infatti tipica dei periodi storici in cui gli antibiotici non erano diffusi. In alcuni soggetti colpiti spesso da tonsillite non curata nel modo appropriato, il sistema immunitario attacca alcuni tessuti le cui molecole hanno una somiglianza con quelle del batterio (reazione crociata di tipo autoimmune): i distretti attaccati sono le articolazioni e le valvole cardiache e ciò provoca infiammazione ed insufficienza valvolare, con danni anche irreversibili. La glomerulonefrite streptococcica ha la stessa eziologia (formazione di anticorpi contro antigeni del glomerulo renale) con conseguente infiammazione e danno renale.

    Colonie emolitiche di Streptococcus pyogenes all’esame colturale.

Quando Rimuoverle? Tonsillectomia

La tonsillectomia è la rimozione chirurgica delle tonsille, che viene proposta quasi sempre in caso di gravi e ripetute tonsilliti che instaurano una condizione di infezione cronica, con la concreta possibilità che i batteri diventino resistenti agli antibiotici. Infezioni ripetute, con conseguente cicatrizzazione tissutale e deposizione di tessuto fibroso, scavano il tessuto tonsillare creando piccole caverne (le cosiddette “cripte“) nelle quali i batteri proliferano, protetti ed irraggiungibili dagli antibiotici. Le cripte sono anche luogo di accumulo di residui di cibo e linfociti, che creano alitosi.

La tonsillectomia diventa quindi l’unico modo di eliminare la fonte infettiva, ma mentre un tempo era piuttosto praticata oggi viene proposta solo in casi selezionati (almeno 5 infezioni all’anno), specialmente se il paziente è un bambino. Infatti è stato osservato che bambini che hanno sofferto ripetutamente di tonsilliti, in età adulta vedono ridursi drasticamente (o addirittura scomparire) i sintomi di infezione. Inoltre la tonsillectomia (così come l’adenoidectomia) non è un’operazione priva di rischi: si svolge in anestesia generale, le tonsille sono ghiandole fortemente irrorate a rischio di emorragia e la convalescenza è lunga e dolorosa.

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