Cosa sono le Neoplasie? La parola neoplasia deriva dal greco “neo” (nuovo) e “plasia” (formazione): si tratta di una massa di cellule che cresce in modo eccessivo ed indipendente dai tessuti circostanti, a causa di mutazioni nel DNA delle cellule che lo compongono. Una neoplasia, benigna o maligna che sia, deriva sempre da una singola cellula che ha subito una o più mutazioni genetiche che le permettono di proliferare in modo incontrollato, di diventare immortale e di ignorare tutti i segnali biochimici che provengono dall’ambiente circostante.

Le neoplasie (chiamate anche tumori) possono essere benigne o maligne, a seconda delle caratteristiche delle singole cellule ed anche della massa neoplastica in toto. Qual è la differenza tra cancro e tumore? La parola cancro indica sempre una neoplasia maligna, mentre il termine tumore può indicare una neoplasia sia benigna che maligna.

Neoplasie benigne

Le neoplasie benigne (o tumori benigni) sono costituite da cellule che, pur moltiplicandosi in autonomia, mantengono le caratteristiche tipiche della propria linea; si espandono di solito lentamente, comprimendo i tessuti vicini senza però infiltrarli o distruggerli, in quanto i tumori benigni sono solitamente circondati da una capsula di tessuto fibroso che li delimita nettamente dal tessuto non tumorale e ne rende facile la rimozione. Queste neoplasie non hanno caratteristiche di malignità, non metastatizzano, raramente recidivano e la prognosi è buona.

Neoplasie maligne

La neoplasia maligna è chiamata anche cancro ed è composta da cellule che perdono progressivamente la somiglianza con il tessuto dal quale provenivano in origine. Il cancro si espande rapidamente infiltrando i tessuti circostanti e distruggendoli, rendendo anche difficoltosa la rimozione perché non ha confini netti; recidiva e metastatizza molto spesso. La prognosi spesso è infausta anche in caso di cure; purtroppo la maggior parte delle neoplasie maligne viene scoperta quando è già in fase avanzata e le cure sono molto meno efficaci. Da qui, l’importanza dei programmi di screening proposti per la rilevazione precoce di alcuni tumori maligni aggressivi (mammografia per il cancro al seno, pap-test per il cancro della cervice uterina, ricerca del sangue occulto per il cancro al colon-retto).

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Neoplasie maligne più comuni

Ogni anno, nel mondo muoiono più di 10 milioni di persone per tumori maligni. In Italia ogni anno muoiono più di 500 mila persone a causa del cancro: i tumori maligni più diffusi e mortali sono il carcinoma del polmone, il carcinoma del colon-retto, il cancro al seno, il cancro allo stomaco e i tumori del sistema immunitario (leucemie e linfomi).

Neoplasie polmonari

Il tumore del polmone è la prima causa di morte per cancro in Italia. I tumori polmonari sono caratterizzati da elevata malignità e cattiva prognosi; sono classificati in carcinomi polmonari non a piccole cellule (NSCLC) e carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC).

  • Carcinomi polmonari non a piccole cellule (NSCLC). Gruppo che comprende diverse neoplasie polmonari, come il carcinoma a cellule squamose, l’adenocarcinoma polmonare, il carcinoma bronco-alveolare ed il carcinoma polmonare a grandi cellule. Tutti sono sensibili alle terapie, ma la prognosi dipende fondamentalmente dallo stadio del tumore al momento della diagnosi: anche in caso di cancro localizzato di dimensioni inferiori ai 3 cm, la sopravvivenza a 5 anni è intorno al 65% e cala drasticamente se sono coinvolti i linfonodi o altri organi.
  • Carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC). Cancro estremamente aggressivo derivante dalle cellule neuro-endocrine bronchiali, molto maligno e tipico dei fumatori. La forma localizzata può essere trattata efficacemente, ma possono rapidamente insorgere resistenze ai chemioterapici; per la forma diffusa e metastatizzata, esistono solo cure palliative. La prognosi è quasi sempre infausta.

Neoplasie del colon-retto

Il carcinoma del colon-retto è il tumore maligno intestinale più frequente; la maggior parte è dovuta allo stile di vita e solo una piccola parte alla genetica (poliposi adenomatosa familiare). Purtroppo la maggior parte dei casi viene diagnosticata solo quando è sintomatica (sangue macroscopico nelle feci, difficoltà e dolore a scaricarsi, diarrea alternata a stitichezza). Lo screening (ricerca di sangue occulto nelle feci) è altamente consigliato tra i 50 ed i 75 anni. Il trattamento del carcinoma in situ è principalmente chirurgico, con radioterapia e chemioterapia adiuvante; se la malattia è diffusa, la terapia è solo aplliativa. La prognosi dipende fortemente dallo stadio della malattia e la sopravvivenza a 5 anni è del 65%.

Neoplasie della mammella

Il tumore al seno purtroppo è uno dei più diagnosticati in Italia; si calcola che nel corso della vita, 1 donna su 10 svilupperà una neoplasia maligna al seno. I fattori di rischio sono i soliti: dieta, obesità, sedentarietà, fumo, radiazioni ionizzanti, ma anche altri legati agli estrogeni (età precoce alla prima mestruazione, nulliparità, terapia ormonale sostitutiva, contraccettivi ormonali) ed alla genetica (mutazione nei geni BRCA1 e BRCA2).

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Sono disponibili numerose strategie preventive e terapeutiche e nel mondo industrializzato, i tassi di sopravvivenza a 5 anni sono tra l’80 ed il 90%. Esistono numerose tipologie di cancro al seno, classificate sia in base all’istologia (tessuto di origine) che ai recettori espressi. Istologicamente, i carcinomi mammari si dividono in:

  • Carcinoma lobulare. Se in situ, ovvero localizzato, non rappresenta un rischio, la rimozione è chirurgica e la sopravvivenza è vicina al 100%. Purtroppo però molte diagnosi avvengono quando esso è diventato infiltrante e multifocale, il che comporta una prognosi peggiore; la terapia è chirurgica e richiede la valutazione del coinvolgimento linfonodale, con eventuale rimozione dei linfonodi ascellari.
  • Carcinoma duttale. Più maligno del carcinoma duttale perché tende a recidivare e diventare infiltrante; la fase in situ (localizzata) spesso è impalpabile e a volte invisibile alla mammografia. Si cura con chirurgia e radioterapia. Purtroppo la forma infiltrante del carcinoma duttale è la più comune perché più facilmente diagnosticabile: si presenta con un nodulo in un punto preciso, rilevabile al tatto, che può essere rimosso chirurgicamente.
  • Carcinoma tubulare, mucinoso, papillare, cribriforme. Sono forme rare, con prognosi favorevole perché non invasive.

Al momento della diagnosi, deve essere eseguita una biopsia per valutare lo stato recettoriale del cancro. Le cellule cancerose infatti spesso utilizzano ormoni per sopravvivere e svilupparsi: questo loro “bisogno” di ormoni può essere sfruttato dal medico, ad esempio attraverso farmaci che impediscono al tumore di utilizzare gli ormoni per crescere. A seconda dello stato recettoriale, il cancro alla mammella è classificato in:

  • Presenza di recettori per ormoni femminili (HR+). Rappresentano il 66% dei tumori; sono anche detti tumori luminali e possono essere molto aggressivi oppure poco aggressivi. Il tumore prolifera quando gli ormoni si legano ai recettori sulle cellule cancerose.
    • ER+. Positivo ai recettori per gli estrogeni. Dipendono dagli estrogeni per la crescita e ciò permette di utilizzare farmaci come il tamoxifene, che bloccano gli effetti degli estrogeni e ciò permette di avere una migliore prognosi.
    • PR+. Positivo ai recettori per il progesterone.
    • HER2+. Il gene HER2/neu codifica per il recettore 2 del fattore di crescita epidermico umano (HER2), che può essere legato da numerose molecole. I tumori HER2+ sono più aggressivi di quelli negativi per HER2, ma rispondono meglio alla terapia con trastuzumab, che in combinazione con la chemioterapia blocca la proliferazione della neoplasia.
  • Assenza di recettori ormonali (triplo negativo). Questo tipo di tumore viene diagnosticato nel 15-20% dei casi, specialmente in donne giovani; non possiede recettori ormonali e non esprime il gene HER2, quindi non è sensibile al tamoxifene ed al trastuzumab; può però esprimere altri recettori (prolattina, androgeni). L’assenza di target ormonali rende questo tumore difficile da trattare, con una prognosi nettamente peggiore dei tumori con recettori ormonali.

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Neoplasia: sintomi

I sintomi di una neoplasia sono molto sfumati e difficilmente riconducibili ad un tumore. Solitamente, i sintomi provocati da una neoplasia sono causati dalla massa che preme sugli organi circostanti, dalla sua localizzazione ed anche dalla dimensione. Alcuni sintomi possono essere:

  • Perdita di peso inspiegabile
  • Affaticamento cronico
  • Dolore
  • Febbricola

I sintomi a cui fare attenzione dipendono dagli organi colpiti, ma spesso sono aspecifici. Una tosse continua ed intrattabile può essere segno di un cancro al polmone o di una polmonite; mal di testa cronici, di un cancro al cervello o di una semplice emicrania da stress; difficoltà e dolore a urinare, di un cancro vescicale o di cistite; sangue nelle feci può essere sintomo di un cancro al colon oppure di banali emorroidi, e così via.

Quando si rileva un sintomo sospetto, è meglio rivolgersi al medico senza entrare nel panico temendo che sia un tumore. Nella maggior parte dei casi si tratta di altri disturbi, ma è sempre meglio approfondire piuttosto che ignorare i sintomi. Alcuni tumori sono facilmente rilevabili, come nel caso del melanoma, che può essere riconosciuto facilmente da un dermatologo e rimosso in ambulatorio; altri tumori invece causano sintomi solo quando ormai sono in fase avanzata o addirittura metastatizzati, come il tumore al pancreas. Altri ancora, come le leucemie fulminanti, compaiono e si sviluppano talmente in fretta da non lasciare nemmeno il tempo di fare una diagnosi. Non tutti i tumori, infine, sono solidi: le neoplasie ematologiche (leucemie) sono quasi sempre maligne. Vedi anche: Ematologia e visita ematologica.

Una diagnosi precoce porta ad un trattamento efficace e ciò vale per tutti i tumori.

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Perché si sviluppa una neoplasia

Perché ci ammaliamo di cancro? La causa principale del cancro non è, come moltissimi pensano, lo stile di vita, ma la vecchiaia. La maggior parte dei tumori maligni viene diagnostica a persone sopra i 65 anni di età ed è altamente probabile che se vivessimo fino ad oltre 100 anni, quasi tutti svilupperemmo un tumore. Perché c’è correlazione tra cancro ed invecchiamento? Principalmente per la senescenza del sistema immunitario, che perde efficienza nel riconoscere ed uccidere le cellule mutate; poi c’è l’accumulo di mutazioni del DNA nel corso della vita ed i cambiamenti che colpiscono il sistema endocrino. Meno del 10% dei tumori è attribuibile alla genetica: la maggior parte è causata da fattori ambientali non ereditabili come l’inquinamento, il fumo, l’alimentazione, l’obesità, la sedentarietà, alcune infezioni virali e le radiazioni ionizzanti.

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Neoplasie Maligne: Terapia

Il tumore maligno si può guarire? Esistono numerose opzioni terapeutiche per curare il cancro. Le più note sono sicuramente la chemioterapia e la radioterapia, in associazione o meno con la chirurgia, nei casi dove questa può essere risolutiva. Esistono anche anticorpi monoclonali ed altri farmaci biologici, di recente introduzione, che possono essere risolutivi in casi selezionati. Le cure palliative, infine, servono a dare sollievo al paziente terminale in caso di tumore inoperabile, metastatizzato o resistente alle terapie.

Chirurgia

È il trattamento di elezione nelle neoplasie solide e nei tumori benigni e può avere un ruolo nel prolungare la sopravvivenza; permette inoltre di eseguire una biopsia del tumore per fare diagnosi istologica. Se il tumore è confinato, si cerca solitamente di rimuovere l’intera massa. In alcuni siti come il cervello, oppure in caso di metastasi, può non essere indicata.

Chemioterapia

Insieme alla chirurgia ed alla radioterapia, la chemioterapia può avere il compito di ridurre la massa tumorale prima della chirurgia (terapia neo-adiuvante) o di eliminare eventuali residui tumorali dopo l’asportazione chirurgica (terapia adiuvante). Gli agenti chemioterapici sono però estremamente tossici e vanno dosati con attenzione, in quanto dannosi per tutti i tessuti del corpo. La loro efficacia risiede nel fatto che colpiscono le cellule in attiva e continua proliferazione, come quelle tumorali che, inoltre, non hanno la possibilità di riparare i danni al proprio DNA indotti dalla chemioterapia. Le cellule sane invece sono in grado di riparare tali danni e quindi il danno tossico sui tessuti sani risulta decisamente minore (ma non assente).

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La chemioterapia si attua solitamente associando due o più farmaci (polichemioterapia), sia per impedire che nel tumore insorgano resistenze, sia perché l’effetto totale dei farmaci utilizzati (sinergia) è più efficace della somma dell’effetto dei singoli farmaci. Benché la chemioterapia sia molto efficace, gli effetti collaterali possono essere molto pesanti e comprendono:

  • alopecia
  • nausea e vomito
  • mielodepressione con anemia e suscettibilità alle infezioni
  • stanchezza cronica
  • ulcere del cavo orale
  • infertilità
  • neuropatie

Esistono molti farmaci che permettono di gestire gli effetti collaterali in modo da rendere la chemioterapia sopportabile al paziente, migliorando la qualità della vita.

Radioterapia

Come la chemioterapia, la radioterapia tramite le radiazioni ionizzanti induce un massivo danno alle cellule cancerose, conducendole a morte in quanto esse sono scarsamente capaci di riparare i danni al DNA; si somministra in frazioni, per dare modo alle cellule dei tessuti sani di guarire prima della successiva dose. La radioterapia come la chemioterapia può essere neo-adiuvante o adiuvante e si utilizza anche sulle metastasi tumorali.

Farmaci biologici (anticorpi monoclonali)

Gli anticorpi monoclonali, appartenenti alla categoria dei farmaci biologici, stanno rivoluzionando la terapia dei tumori: sono i cosiddetti farmaci a bersaglio molecolare, cioè piccole molecole che sono in grado di agire direttamente sulle cellule neoplastiche risparmiando il tessuto sano. Altamente specifici, gli anticorpi monoclonali sono diretti contro molecole presenti sulle cellule tumorali e sono privi dei numerosi effetti collaterali della chemioterapia. Un esempio di anticorpi monoclonali sono il rituximab usato per la terapia dei linfomi non Hodgkin, il trastuzumab per la terapia del cancro al seno HER2+, il bevacizumab e il cetuximab per il carcinoma del colon retto, il gemtuzumab per la leucemia mieloide acuta.

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Non tutti i pazienti sono idonei alla terapia con farmaci biologici, non per una questione di costi (nonostante le terapie mirate pur erogate gratuitamente, siano estremamente costose per la sanità pubblica) ma perché un tumore, per essere idoneo a questo trattamento, deve possedere il bersaglio del farmaco. Ad esempio sarebbe inutile trattare un cancro al seno triplo negativo con il trastuzumab, perché sulla superficie delle cellule neoplastiche manca il bersaglio. Da qui, l’importanza della biopsia per poter allestire un’analisi citochimica ed istochimica e poter stabilire la terapia più adeguata al paziente.