Alopecia Areata: Cos’è? Cause, Stress e Cure

L’alopecia areata è uno dei problemi che riguardano la perdita di capelli: le cause, le cure e lo stress sono tra le prime questioni che vengono alla mente di chi ne soffre. Vediamo, nel dettaglio, cos’è l’alopecia areata e come rimediare al suo sviluppo, evitando anche lo stress.

Alopecia Areata: cos’è?

L’alopecia areata è un tipo di calvizie e una delle malattie più diffuse al mondo (1,7% della popolazione): l’80% degli uomini ed il 50% delle donne sono colpiti da forme di alopecia prima dei 50 anni. Si tratta di una patologia che causa la caduta dei capelli ad aree e che è provocata da una reazione di tipo autoimmune, in cui gli anticorpi e alcune cellule del sistema immunitario (linfociti T) riconoscono impropriamente ed attaccano i follicoli piliferi, danneggiandoli e provocando la caduta del capello. C’è anche da sottolineare che si tratta di una patologia che coinvolge i follicoli piliferi: questi, con l’avanzare dell’età, tendono a perdere le loro funzioni principali, provocando anche lo sviluppo dell’alopecia.

Alopecia Areata: Cause

Una delle cause scatentanti l’alopecia areata potrebbe essere un malassorbimento di vitamine, in particolare la Vitamina B8 che concorre alla salute di pelle, capelli e unghie. Uno studio del 2010 uscito su Nature ha identificato alcuni geni coinvolti nella patologia, dei quali, curiosamente, alcuni sono anche implicati in altre patologie autoimmuni quali per l’appunto l’artrite reumatoide (ma non solo). Molto probabilmente la patologia ha anche un’origine genetica, perché si possono osservare diversi casi all’interno di una stessa famiglia. La malattia è considerata multifattoriale, in quanto non è sufficiente un singolo fattore a scatenarla, ma piuttosto un insieme di concause – sia genetiche sia ambientali – che concorrono alla sua manifestazione. Tra le cause considerate comuni, ci sono:

  • Problematiche psicologiche: stress o depressione acuti
  • Problematiche alla tiroide
  • Carenza di difese immunitarie
  • Scompensi ormonali
  • Cure farmacologiche invasive
  • Invecchiamento
  • Carenza di Vitamina B5

Alopecia

Alopecia Areata: Terapie

Allo stato attuale le terapie per l’alopecia areata sono per lo più sintomatiche (mirano a gestire la caduta del capello piuttosto che trattare le cause della caduta, che sono complesse ed in gran parte non ancora chiarite). Le terapie per l’alopecia areata si possono classificare in due tipi: ormonali e non ormonali. Queste ultime sono preferibili nei pazienti giovani, che non hanno ancora attraversato la pubertà, tra di esse ritroviamo:

  • l’aloxidil, stessa molecola utilizzata per l’alopecia androgenetica,
  • terapia laser
  • PUVA, a base di raggi ultravioletti

Le terapie ormonali sono generalmente a base di cortisonici, e hanno effetti collaterali più rilevanti, specialmente a lungo termine. Sono attualmente in corso studi sulla possibilità di utilizzare un trattamento a base di JAK inibitori, farmaci che andrebbero a bloccare l’attacco autoimmune dei linfociti T: si tratta in particolare di due molecole, il ruxolitinib e il tofacitinib, già utilizzate nel trattamento di altre patologie. Sebbene i trial clinici non siano ancora conclusi, entrambi i farmaci si sono dimostrati efficaci anche dopo l’interruzione del trattamento, e potrebbero costituire una svolta nella cura definitiva di questa patologia.

Il professor Brotzu dell’Università di Cagliari ha sperimentato nel 2015 un innovativo trattamento derivato da alcune evidenze nei malati di diabete, come ad esempio la caduta dei peli dovuta al restringimento (stenosi) dei capillari. Iniettando il PGE1 (prostaglandina conosciuta come Alprostadil) è possibile riattivare il microcircolo con possibili benefici a livello cutaneo. In seguito è stato testato anche un precursore della PGE1, il DGLA, che è possibile usare come pomata in loco e quindi apre le porte ad un possibile prodotto estetico per curare l’alopecia areata, anche nelle donne.

Approcci terapeutici specifici

Considerando che negli ultimi anni si sono approfondite le conoscenze riguardo all’eziologia ed alla patogenesi dell’alopecia areata, gli approcci terapeutici si sono notevolmente perfezionati, anche se non esiste ancora una cura valida per le forme più estese. Infatti alcune persone guariscono spontaneamente dall’alopecia areata senza alcuna terapia, mentre altre sviluppano una forma di alopecia particolarmente resistente ai farmaci. In letteratura è presente una grande varietà di lavori scientifici validi ma purtroppo molto eterogenei dal punto di vista dei criteri di inclusione dei pazienti, del protocollo utilizzato e del metodo per la valutazione dei risultati.

Ciò che emerge, comunque, è che alcune tipologie di alopecia areata sono di difficile trattamento ed altre sono più responsive: per questo motivo è importante un approccio terapeutico il più possibile personalizzato e plasmato sul singolo paziente. Dal punto di vista della cura, le classiche terapie includono:

  • Corticosteroidi locali e sistemici

La terapia topica è la più frequentemente utilizzata, specialmente nei bambini, e come unico effetto collaterale ha la follicolite. La potenza dei cortisonici utilizzati dipende dall’estensione dell’alopecia ed è possibile anche effettuare una terapia intralesionale, iniettando il farmaco direttamente nel derma, effettuando punture anestetiche poco prima. I corticosteroidi sistemici hanno un effetto maggiore specialmente nelle forme più severe di alopecia areata ma sono gravati da effetti collaterali notevoli; inoltre al termine della terapia o addirittura alla riduzione della dose si assiste quasi sempre a recidive, quindi sono considerati una cura d’emergenza da associare ad altre strategie terapeutiche.

  • Minoxidil

Il Minoxidil (nome commerciale Aloxidil) è largamente utilizzato per la cura dell’alopecia androgenetica e ne è stata testata la validità anche sull’alopecia areata, con buoni risultati rispetto al placebo. E’ un farmaco ad uso topico il cui effetto è dose dipendente; gli effetti collaterali sono minimi.

  • Immunoterapia topica

Il principio base dell’immunoterapia è mettere a contatto con la cute un agente fortemente sensibilizzante, in grado di stimolare una risposta immunitaria che però deve essere specifica (non indurre una reazione con altre sostanze simili) e non essere presente in natura o nell’ambiente (per lo stesso motivo di cui sopra). L’applicazione dell’agente induce una dermatite con desquamazione ed eritema, in grado di stimolare la ricrescita del capello. I benefici sono largamente variabili a seconda del paziente e della tipologia di alopecia di cui soffre, anche in relazione al tipo di agente chimico sensibilizzante, alla percentuale di utilizzo ed al protocollo terapeutico. In genere, le forme più gravi di alopecia tendono a recidivare nella stragrande maggioranza dei casi.

  • PUVA terapia

Questa cura per molti rappresenta la soluzione migliore all’alopecia areata. Consiste nell’assunzione orale o applicazione locale di psoralene, un composto organico che in reazione alla luce UV è in grado di distruggere il DNA delle cellule. La zona da trattare viene irradiata con UVA (esistono diversi protocolli al riguardo) e dopo qualche settimana, in risposta alla rigenerazione cellulare fisiologicamente presente, si osserva la ricrescita del capello. La percentuale di successo è buona (intorno al 50%) ma al termine del trattamento, più dell’80% dei pazienti non manteneva la ricrescita. La terapia per ovvi motivi non è adatta ai fototipi chiari ed è controindicata nei bambini.

Alopecia: cure, cause e stress

Alopecia Areata: Cure

Vediamo adesso alcune possibili cure che sono state determinate e studiate per la trattare l’alopecia:

  • Zinco

Nei pazienti con interessamento del cuoio capelluto inferiore al 50%, il gluconato di zinco ha dimostrato avere un effetto positivo con minimi effetti collaterali.

Si tratta di potenti farmaci immunosoppressivi da assumere per via orale (ciclosporina) o topica (tacrolimus) che presentano però numerosi effetti collaterali, lievi benefici ed alta probabilità di ricaduta al termine della terapia.

  • Cura per l’alopecia areata con Ruxolitinib

Il Ruxolitinib (nome commerciale Jakavi, Novartis) è un antitumorale utilizzato nella terapia della splenomegalia in pazienti con policitemia vera e mielofibrosi primaria e secondaria. Ruxolitinib inibisce la via di segnale Janus-chinasi 1 e 2 (JAK1 e JAK2) bloccando la crescita incontrollata delle cellule e la risposta immunitaria abnorme che conduce alla perdita del capello. Alcuni studi sui topi e su volontari sani hanno evidenziato che nel giro di 4-5 mesi Ruxolitinib rinfoltisce i capelli, anche se il trattamento è gravato da effetti collaterali piuttosto pesanti a carico di fegato, reni e midollo osseo.

  • Cura per l’alopecia areata con Tofacitinib

Un’altra molecola che ha assunto una certa rilevanza negli ultimi anni è il Tofacitinib, farmaco utilizzato per curare l’artrite reumatoide nei pazienti intolleranti al Metotrexato, che possiede le proprietà di fermare la caduta dei capelli e di risvegliare i follicoli piliferi stimolando la crescita del capello. Ma che cos’è il Tofacitinib e quali caratteristiche gli permettono di essere efficace sia nel trattamento dell’artrite reumatoide che dell’alopecia areata?

Alopecia areata ed artrite reumatoide: cos’hanno in comune?

L’artrite reumatoide è anch’essa una malattia autoimmune nella quale ad essere colpite sono le articolazioni: la patologia è cronica, progressiva e colpisce specialmente polsi, mani, caviglie e ginocchia. Uno dei trattamenti d’elezione è il Metotrexato che è però gravato da numerosi e seri effetti collaterali. Per questo motivo nei pazienti ad esso intolleranti è stato sperimentato ed introdotto con successo il Tofacitinib: un inibitore delle Janus-chinasi 1 e 3 (JAK1 e JAK3), una classe di molecole che attraverso un complesso signaling intracellulare porta alla trascrizione di geni coinvolti nella risposta infiammatoria e nell’attivazione immunitaria.

Alla luce di queste informazioni, il legame tra alopecia areata ed artrite reumatoide appare meno oscuro. Entrambe le malattie hanno eziologia autoimmune, una comune componente genetica (alcuni geni si presentano attivi in entrambe le condizioni) ed entrambe beneficiano di farmaci che depotenziano e limitano la risposta immunitaria. Nella fattispecie questi farmaci cercano di bloccare la via di segnale JAK-STAT attraverso un inibitore specifico. Ma come si è arrivati a comprendere l’efficacia del Tofacitinib – fino ad allora utilizzato nell’artrite reumatoide – nei casi di alopecia areata?

L’efficacia del Tofacitinib nei pazienti affetti da alopecia areata

Durante gli studi clinici effettuati sui pazienti per testare l’efficacia del Tofacitinib sull’artrite reumatoide, è stata incidentalmente osservata una forte stimolazione della crescita dei peli corporei e dei capelli nei pazienti trattati. In seguito a questa osservazione sono stati condotti studi più approfonditi – inizialmente su topi glabri, successivamente su volontari umani affetti da alopecia areata – che hanno confermato un miglioramento notevole dell’alopecia. Uno dei limiti degli studi eseguiti è il ridotto campione di volontari, che non permette ancora di giungere a conclusioni definitive.

In uno studio pubblicato nel 2016 su Journal of Clinical Investigation 66 adulti con alopecia areata hanno assunto 5 mg di inibitore 2 volte al giorno, per 3 mesi. La severità dell’alopecia è stata valutata attraverso un algoritmo: il 32% dei pazienti ha osservato un miglioramento del 50% o più della severità dell’alopecia. Gli autori hanno concluso che il Tofacitinib fosse un farmaco efficace e sicuro, nonostante alcuni pazienti abbiano sofferto di infezioni e lievi eventi avversi.

Le cure per l’alopecia areata funzionano?

Le terapie classiche per l’alopecia areata presentano una buona percentuale di successo, sebbene esso dipenda molto dal grado di severità della malattia. Ad esempio l’esordio in età pediatrica, l’alopecia associata ad atopia e la varietà ofiasica sono caratterizzate da una minore risposta alle cure. In ogni caso, al termine della terapia le recidive di alopecia – anche nei casi meno gravi – sono molto comuni e legate a fattori non ancora del tutto chiari.

Per quanto riguarda i farmaci a base di inibitori delle JAK-chinasi, gli studi riportano conclusioni contrastanti, probabilmente a causa dell’ampia varietà inter-personale e della presenza di fattori genetici non ancora chiari. Uno studio retrospettivo ha messo in evidenza la presenza di pazienti slow-responders o non-responders, che mostravano benefici assumendo dosi maggiori di Tofacitinib (fino a 40 mg/die) o che non rispondevano al farmaco, suggerendo una probabile diversa eziologia autoimmune. Altri pazienti invece, dopo una iniziale buona risposta al trattamento, in seguito necessitavano di aumentare le dosi di inibitore per mantenere lo stesso livello di ricrescita.

Questa variabilità tra i pazienti può essere spiegata con fattori personali (molti di essi assumevano altri farmaci a causa di condizioni pre-esistenti) ma mette anche in luce una eterogeneità di risposta probabilmente di altra natura. Inoltre il trattamento dovrebbe essere iniziato il prima possibile, perché con il passare del tempo l’effetto della terapia si riduce.

Per massimizzare la probabilità di risposta terapeutica è importante monitorare attentamente la malattia, ricorrere tempestivamente alle cure senza però abusarne e possibilmente combinare più trattamenti al fine di evitare le resistenze ai farmaci. La gestione del paziente può essere impegnativa e per questo motivo è importante che il medico tenga conto anche degli aspetti psicologici della malattia, la quale può condurre a stress, ansia e depressione, fattori che concorrono a peggiorare l’alopecia ed a determinare ricadute.

Rischi, Effetti collaterali e controindicazioni

Per quanto concerne i farmaci topici a base di corticosteroidi, essi sono generalmente efficaci e ben tollerati e l’unico effetto collaterale è la follicolite. I corticosteroidi sistemici presentano effetti collaterali maggiori e maggiore rischio di ricaduta al termine della terapia. I farmaci inibitori rappresentano ancora una relativa novità nel trattamento dell’alopecia areata e gli studi a riguardo sono discordanti. Gli ematologi hanno espresso forti perplessità sull’utilizzo di Ruxolitinib per il trattamento dell’alopecia areata. La terapia è piuttosto aggressiva e secondo molti medici la perdita dei capelli non giustifica il grave rischio che si corre assumendo un antitumorale testato su gravi casi di cancro. Attualmente Ruxolitinib (Jakavi) in Italia è approvato solo per i casi di policitemia.

Per quanto riguarda Tofacitinib, siccome questo inibitore causa una inibizione del sistema immunitario, la sua assunzione aumenta il rischio di sviluppare tumori o di soffrire di infezioni. Può anche causare difficoltà respiratorie, cefalea, debolezza, dolori muscolari. Per questo motivo molti specialisti hanno delle riserve sull’opportunità di prescriverlo per il trattamento dell’alopecia areata, una patologia sgradevole dal punto di vista estetico, ma che – al contrario dell’artrite reumatoide – non mette a rischio l’autonomia e la vita del paziente.

Ciononostante, è giusto ricordare che l’alopecia specialmente in soggetti giovani provoca ansia, depressione ed isolamento sociale. L’opportunità di somministrare il Tofacitinib, alla luce degli studi presenti in letteratura medica, va considerata dallo specialista in accordo con il paziente e con la sua storia clinica. Ciò per escludere situazioni che potrebbero a lungo termine rivelarsi rischiose dal punto di vista medico. Si nutrono grandi speranze per un prodotto ad uso topico che potrebbe ridurre l’impatto del farmaco sull’organismo. In ogni caso, attualmente Tofacitinib in Italia è in vendita con il nome di Xeljanz (Pfizer) ed è approvato solo per il trattamento dell’artrite reumatoide.