Il test di Coombs è un famoso esame di laboratorio che si esegue su un campione di  sangue per verificare la compatibilità del gruppo sanguigno della madre con quello del feto, oltre che per valutare la compatibilità del sangue prima di una trasfusione o per individuare le varie forme di anemia

Test di Coombs: Cos’è?

Nelle visite che precedono il mese del parto, il medico solitamente prescrive alla donna incinta un esame del sangue con lo scopo di andare a individuare la presenza di anticorpi potenzialmente pericolosi per i globuli rossi del feto; l’esame prende il nome di test di Coombs indiretto, anche conosciuto come test dell’antiglobulina.

Più precisamente, il test, riconosce la presenza di anticorpi materni anti-eritrocitari, che segnalano una possibile incompatibilità materno-fetale dovuta al fattore Rh. Il primo test si effettua nel primo trimestre di gravidanza per poi essere ripetuto intorno alla 28-30’esima settimana di gestazione. Vedi anche: gli esami preconcezionali.

Descrizione

I globuli rossi sono quelle famose cellule, che costituiscono il sangue, che hanno il compito di trasportare l’ossigeno in tutti i distretti corporei. Sono un particolare tipo di cellule perchè sulla solo superficie possono esporre delle proteine specifiche (Antigeni), che in caso di necessità vanno a stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi. Teoricamente è un processo che ha lo scopo di attaccare tutti quegli antigeni presenti su virus e batteri, microrganismi che possono mettere in pericolo la salute dell’individuo. Ciò non accade in caso di malattia autoimmune, in cui l’organismo reagisce attaccando se stesso.

Il test di Coombs subentra in situazioni che prevedono una trasfusione di sangue, ovvero quando c’è il rischio di incompatibilità di gruppo sanguigno. In tal caso infatti, col test in questione, un anticorpo viene messo a contatto con un campione di sangue del paziente per verificare che gli anticorpi non attacchino i globuli rossi presenti del sangue stesso.

  • Il test è positivo quando si rilevano anticorpi già attaccati alle cellule. In questo caso è necessario effettuare ulteriori esami con il medico che provvederà a iniziare una terapia immunoprofilassi anti-D. 
  • Il test è negativo quando gli antigeni vengono invece trovati liberi, ovvero non c’è stato nessun contatto tra il sangue materno e quello fetale.

Test di Coombs: a cosa serve?

Il test di Coombs è disponibile in due forme: diretto o indiretto. Il test di Coombs diretto, come già detto, riesce a riconoscere gli anticorpi presenti sulla superficie dei globuli rossi. E’ considerato uno degli esami più importanti per diagnosticare l’anemia emolitica immuno-mediata, ma può anche essere effettuato in caso di ulteriori forme di anemia, ittero con origine sconosciuta. Le cause attribuibili sono:

  • anemia emolitica autoimmune
  • produzione di anticorpi causata da alcuni farmaci (cefalosporine, levodopa, …)
  • trasfusione di sangue fra gruppi incompatibili
  • contatto di sangue madre-feto quando il gruppo sanguigno è diverso
  • leucemia,
  • lupus
  • mononucleosi
  • sifilide

Il test di Coombs indiretto, invece, si occupa di individuare l’eventuale presenza di anticorpi liberi contro gli eritrociti, quindi tutti quelli che hanno perso il legame con la superficie dei globuli rossi. E’ una delle principali forme di prevenzione per la donna e il feto durante la gravidanza.

Test di Coombs in gravidanza

In gravidanza può capitare che la madre abbia il fattore Rh negativo, a differenza del bambino che ha un Rh positivo; visto e considerato che per tutto il periodo della gravidanza, la madre fornisce la maggior parte del sangue al bambino, il verificarsi di una simile incompatibilità può essere dannoso per entrambi.

L’organismo della madre, al primo contatto con il sangue del bambino, riconosce i suoi globuli rossi come “estranei”, perciò si sensibilizza. Alla successiva gravidanza, la donna già sensibilizzata, inizierà ad attivare il sistema immunitario a produrre anticorpi anti-Rh, che finiscono per distruggere i globuli rossi del feto, causando una malattia emolitica che porta inevitabilmente alla morte del feto.

Il test di Coombs, in breve, è fondamentale per riuscire a prevenire il rischio di anemia emolitica nel nascituro.

Profilassi Anti-D (Anti-Rh)

Come abbiamo già accennato, quando il Test di Coombs (indiretto) risulta positivo, significa che nel circolo sanguigno della madre sono presenti numerosi anticorpi liberi, insieme alla presenza degli stessi eritrociti.

Esiste però la possibilità di prevenire l’immunizzazione Rh tramite una terapia con immunoprofilassi anti-D. Si tratta di una terapia che consiste nell’iniezione intramuscolare di immunoglobuline anti-D. 

Quando la madre è Rh negativa, si somministra questa tipologia di profilassi per evitare la formazione di anticorpi che possono attaccare i globuli rossi (Rh positivi) del feto. Così facendo, nelle gravidanza successive viene, eliminato o ridotto, il rischio di un’eventuale anemia emolitica fetale. Il siero iniettato va a neutralizzare i globuli rossi Rh positivi fetali in modo da non renderli riconoscibili e attaccabili dal sistema immunitario.

La profilassi anti-D però viene anche seguita in caso di:

  • Minacce di aborto
  • Aborto spontaneo o volontario
  • Traumi addominali
  • Villocentesi, amniocentesi e cordonocentesi
  • Gravidanza extrauterina
  • Perdita ematica
  • Morte del feto

La profilassi deve essere effettuata, per risultare efficace nella prevenzione della malattia emolitica, almeno 72 ore prima del parto.

Quando viene prescritto l’esame?

Il test di Coombs può essere prescritto a qualsiasi paziente che abbia il dubbio di malattia emolitica, ai neonati figli di donne a rischio o che presentano i sintomi della malattia emolitica del neonato:

  • pallore,
  • ittero e livelli elevati di bilirubina
  • rigonfiamento del fegato o della milza
  • edema
  • difficoltà respiratoia

Viene prescritto anche in caso di reazioni avverse da trasfusioni di sangue:

  • febbre e brividi,
  • mal di schiena e di ossa
  • sangue nelle urine
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Domande frequenti