Trasfusione di Sangue: Cos’è? Come si fa? Rischi e Complicanze

Rischi e complicanze della Trasfusione di sangue e come si esegue questa procedura: vediamo cosa c’è da sapere sulla trasfusione e come donare il sangue. Sono passati circa due secoli da quando un medico inglese eseguì la prima trasfusione di sangue da braccio a braccio. A quei tempi si eseguiva con paziente e donatore vicini fino al termine dell’operazione. Oggi invece è possibile raccogliere il sangue in una sacca specifica che impedisce la coagulazione dello stesso in modo da poterlo conservare e utilizzare in caso di bisogno.

Trasfusione: Cos’è?

Il termine trasfusione indica la trasmissione, per via endovenosa, di una certa quantità di sangue da un soggetto, che sarà il donatore, a un altro, che sarà il ricevente. Nasce per rispondere alle esigenze cliniche che molte patologie richiedevano, per esempio per reintegrare il sangue perso durante abbondanti emorragie post-trauma o chirurgiche. Vengono utilizzate anche nel caso in cui l’organismo non è in grado di produrre normalmente le varie componenti del sangue come succede per l’anemia, e per le sue varie forme (anemia falciforme, anemia mediterranea,…), e per alcuni tipi di tumori che richiedono una chemioterapia molto forte.

Queste trasfusioni possono essere:

  • Omologhe: quando il donatore e il ricevente sono due persone diverse, perciò l’accortezza in questi casi sta nel controllare la compatibilità del gruppo sanguigno per evitare le possibili conseguenze.
  • Autologhe: quando il donatore e il ricevente sono la stessa persona che precedentemente aveva già effettuato la raccolta di sangue in sacca in previsione, per esempio, di un intervento chirurgico.

Il sangue e i suoi elementi

Partendo dl presupposto che il sangue viene considerato come un tessuto fluido che è capace di raggiungere tutte le parti del corpo attraverso i vasi. E’ costituito da una parte più liquida, giallastra che è il plasma e una parte corpuscolata costituita dai vari tipi cellulari  (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). A seconda del tipo di patologia che si intende curare, l’operazione prevederà la trasfusione del sangue intero o dei diversi emocomponenti (ottenuti dalla separazione fisica del sangue tramite delle tecniche specifiche che consentono di ottenere una singola componente cellulare).

La trasfusione di globuli rossi ha come indicazione principale quella di ristabilire i valori di eritrociti ed emoglobina in modo da mantenere il trasporto di ossigeno nei vari distretti corporei. Appunto è l’emoglobina, un’importante proteina contenuta all’interno di ogni globulo rosso, a svolgere questo compito. La trasfusione di questo tipo si rivela nella maggior parte dei casi un salvavita in condizioni come:

  • Traumi gravi o interventi chirurgici
  • Anemie croniche come talassemia, anemia falciforme o congenite che presentano un disturbo alla membrana di rivestimento dei globuli rossi
  • Tumori (leucemie, linfomi, ecc…)
  • Ustioni
  • Avvelenamenti
  • Complicanze post-parto
  • Trapianti di organo
  • Anemie come conseguenza di alcuni trattamenti curativi, quali la stessa chemioterapia
  • Stati più gravi di altre tipologie di anemie che non vengono risolte con la sola integrazione di ferro, folati e vitamina B.

La trasfusione di piastrine, invece viene solitamente effettuata come intervento preventivo nei casi di episodi di sanguinamento o come intervento terapeutico nel caso in cui si verifichino delle forti emorragie da bloccare.

La trasfusione di plasma viene impiegata nei disturbi della coagulazione. Viene impiegata per compensare le carenze dei fattori della coagulazione, per i quali non esiste terapia alternativa. 

 

Gruppi sanguigni

Ogni persona ha un proprio gruppo sanguigno (A, B, AB, 0) e un proprio fattore Rh tra positivo e negativo ed è importante riconoscerli per la trasfusione di sangue. Sulla superficie dei globuli rossi sono presenti dei recettori (antigeni) che determinano il gruppo sanguigno specifico. L’importanza di questa individualità sta nel fatto che, nel caso in cui venisse somministrata una trasfusione, il sangue utilizzato deve risultare compatibile con quello dell’individuo a cui poi spetterà. Nel caso in cui questa compatibilità non dovesse esserci, il corpo stesso reagirà attivando la sua cascata di anticorpi che si scaglieranno contro il sangue proveniente dall’esterno, provocando seri problemi al ricevente.

Le persone con gruppo sanguigno 0 sono tra le più sicure in quanto questa tipologia viene anche denominata “donatore universale”. E’ quel gruppo di sangue che viene più richiesto in caso di emergenza, specialmente se è Rh negativo. Il gruppo sanguigno AB è “ricevente universale”, ha la fortuna di poter ricevere il sangue da tutti i gruppi esistenti.

Da dove proviene il sangue trasfuso?

A differenza di quanto si possa pensare, le trasfusioni di sangue sono delle procedure che richiedono estrema attenzione. Dietro una sacca di sangue trasfusa ci sono lavori di sicurezza molto importanti. Il sangue in sacca proviene dalla raccolta volontaria di donatori sani, presso il Centro Trasfusionale Nazionale. La condizione indispensabile per un buon funzionamento di questi centri sta nel poter garantire un costante rifornimento di sangue tale da soddisfare le numerose richieste da parte degli ospedali.

Lo step successivo spetta alle cosiddette Banche del Sangue che si occupano di raccogliere, smistare e controllare tutte le sacche donate. Il sangue è sottoposto a continui controlli che ne confermano la conformità. Oltre a questo le banche del sangue si occupano di eliminare dalle sacche tutti i globuli bianchi in modo da ridurre il rischio di gravi reazioni allergiche.

AVIS: le associazioni di donazione

Le prime associazioni di volontariato per donatori di Sangue nascono a seguito delle numerose richieste di sacche negli ospedali. Una fra le più conosciute è l’AVIS (Associazione Volontari Italiani del Sangue). Sono proprio queste associazioni il perno su cui ruota ogni necessità trasfusionale. Grazie alla loro campagna di informazione diretta ai cittadini che la persona si sensibilizza a donare, seppur gratuitamente.

Come si esegue la trasfusione?

Come già detto, la procedura consiste in un’infusione di sacca di sangue per via endovenosa direttamente nella vena del ricevente. E’ una procedura che, in base alla quantità di sangue somministrato, dura un paio di ore, se non di più. Generalmente la trasfusione inizia a una velocità più ridotta, proprio perché si preferisce mantenere sotto controllo la situazione e individuare tempestivamente eventuali disturbi che potrebbero verificarsi. Solo quando si è verificato che non sono presenti sintomi o malesseri, la velocità può aumentare leggermente.

Rischi e Complicanze

Nella maggior parte dei casi le trasfusioni di sangue non hanno rischi, conseguenze negative o complicanze gravi. La sicurezza viene motivata dal fatto che, essendo il sangue un prodotto biologico umano, non sarà mai del tutto privo di rischi. Sono molto comuni:

  • Reazioni allergiche che possono verificarsi anche quando il sangue del donatore è compatibile con quello del ricevente. Viene associata a malesseri diffusi e sintomi come: affanno, dispnea, dolore al petto, ipotensione, sensazione di nausea, cefalea. Quando si riconoscono uno o più sintomi di questi durante la trasfusione è consigliato consultare il medico che provvederà a fermare l’infusione.
  • Infezioni virali (epatite B, C, HIV): capitano molto raramente proprio grazie alla sorveglianza e ai controlli sulla storia clinica del donatore, durante le visite mediche che anticipano la donazione. Su ogni sacca vengono effettuati i test contro AIDS, Epatiti, Sifilde, ecc…
  • Febbre: E’ la tipica conseguenza che segue le trasfusioni. E’ una risposta dell’organismo all’infusione di un elemento sconosciuto al corpo. Non è preoccupante in quanto viene semplicemente trattata con antipiretici.
  • Sovraccarico di ferro: A seguito di numerose trasfusioni di sangue può capitare che i livelli di ferro circolante aumentino drasticamente. Chi soffre di anemia mediterranea per esempio è a maggior rischio di eccessiva quantità di ferro perché nel suo trattamento di cura sono presenti numerose trasfusioni. Purtroppo è una condizione che porta al danneggiamento di fegato, reni, cuore e altri organi del corpo.
  • Reazioni immuno-emolitiche: Sono molto rare ma altrettanto gravi. Si verificano quando il sangue ricevuto non è compatibile con quello già presente nel corpo. L’organismo attiverà il sistema immunitario che si scaglierà contro le sue stesse cellule, distruggendole. Può capitare che vengano attaccati gli stessi globuli rossi con conseguente produzione di sostanze tossiche che portano a febbre, nausea, vomito, urine più scure.
  • Reazioni emolitiche ritardate: l’organismo in questo caso distrugge i globuli rossi ma in modo molto più lento, quasi impercettibile fino a quando la situazione non diventa sempre più grave.
  • Malattia del trapianto contro l’ospite: è una patologia che vede i globuli bianchi del sangue donato attaccare i tessuti del ricevente. E’ una situazione che si verifica maggiormente in quei soggetti con sistema immunitario molto sensibile e compromesso. Viene riconosciuta grazie a tre sintomi specifici: diarrea, eruzioni cutanee e febbre alta.

Dopo la trasfusione

Al termine dell’infusione vengono controllati i parametri vitali:

  • Temperatura corporea (TC)
  • Pressione sanguigna
  • Frequenza cardiaca (FC)

Il paziente nell’arco della giornata verrà continuamente controllato per individuare eventuali sintomi tardativi.