RDW basso, alto cosa significa? Rdw sd e Rdw cv

rdw basso

Cosa significa la sigla RDW? RDW basso, alto, i valori normali, le motivazioni per cui questo parametro potrebbe alterarsi e a cosa serve misurare l’RDW, ovvero l’ampiezza di distribuzione eritrocitaria. 

RDW: cos’è?

Con l’acronimo RDW si intende il Red Cell Distribution Width, ovvero l’ampiezza di distribuzione eritrocitaria. Questa corrisponde alla stima della variabilità di volume dei globuli rossi. Gli eritrociti (globuli rossi) sono cellule prive di nucleo deputate al legame all’ossigeno ad al suo trasporto nei capillari, fino alle singole cellule. A seconda della loro “età” gli eritrociti possono avere diversa grandezza: i più giovani ed immaturi appena usciti dal midollo osseo generalmente sono più grandi, mentre i più vecchi (intorno ai 4 mesi) hanno dimensioni minori.

RDW: a cosa serve?

La stima dell’RDW serve a conteggiare l’anisocitosi, cioè la presenza nel sangue di globuli rossi di dimensioni differenti. Entro un certo grado l’anisocitosi è normale perché è del tutto fisiologico che nel sangue siano presenti eritrociti più giovani e più vecchi, in accordo con il normale ricambio ematico. Se questo parametri è invece troppo alto, significa che la dimensione dei globuli rossi tende ad essere poco uniforme (ad esempio eritrociti troppo grandi o troppo piccoli) e ciò può fornire un’indicazione molto utile per la diagnosi di alcune patologie ematiche.

Tuttavia bisogna sempre ricordare che il singolo valore preso da solo ha scarso significato e che per avere un quadro completo è necessario esaminare l’emocromo“>emocromo nella sua interezza. Per quanto riguarda l’analisi e il controllo dei globuli rossi, infatti, bisogna prestare attenzione (nel caso dell’RDW) anche ad altri valori:

  • l’mcv“>MCV, che indica il volume corpuscolare medio dei globuli rossi espresso in femtolitri,
  • l’MCH, che indica il contenuto medio di emoglobina“>emoglobina, essenziale nella diagnosi delle anemie
  • l’MCHC, che misura la concentrazione media di emoglobina all’interno dei globuli rossi

Altri parametri dell’emocromo che possono dare utili indicazioni sono il PDW (ampiezza della distribuzione del volume delle piastrine) e l’MPV (volume medio piastrinico).

Valori normali dell’RDW

Questo parametro è una stima che esprime il discostamento da una media, quindi si misura in percentuale. I valori considerati normali variano in base al sesso e all’età. Vediamo quali sono i valori cosiddetti “normali” da prendere in considerazione nel controllo dell’ampiezza di distribuzione eritrocitaria:

Sesso maschile e età:

  • 2 anni: dal 12 al 14,5%
  • 3-11 anni: dal 12 al 14%
  • 12-15 anni: dall’11,6 al 13,8%
  • >15 anni: dall’11,8% al 15,6%

Sesso femminile e età:

  • 2 anni: dal 12 al 14,5%
  • 3-5 anni: dal 12 al 14%
  • 6-11 anni: dall’11,6 al 13,4%
  • 12-15 anni: dall’11,2 al 13,5%
  • >15 anni: dall’11,9% al 15,5%

RDW alto

Solitamente un RDW alto indica che la popolazione di globuli rossi è molto eterogenea dal punto di vista della dimensione. Ciò significa che può essere presente una carenza nutrizionale, ad esempio di:

Però come detto precedentemente, l’ampiezza di distribuzione eritrocitaria ha scarso significato clinico se non viene correlato all’MCV. In questo caso l’MCV viene in aiuto, permettendo di distinguere tra:

  • anemia megaloblastica da carenza di acido folico o B12 (RDW elevato)
  • anemia da carenza di ferro (RDW normale/alto, MCV basso o alto)

Naturalmente, fermo restando che l’emocromo è un esame di primo livello e servono altri test di conferma.

Esami di primo e secondo livello

Gli esami di laboratorio sono comunemente classificati in due gruppi:

  1. Esami di primo livello: esami semplici, generici e considerati di routine (come l’emocromo, gli enzimi epatici, la VES, la creatinina o azotemia), che il medico curante può autonomamente prescrivere e interpretare
  2. Esami di secondo livello: esami specialistici comunemente richiesti da specialisti ambulatoriali per diagnosi specializzate, che servono per diagnosticare o escludere malattie più rare in pazienti che presentino esami di primo livello nella norma, ma in cui il sospetto di problemi sia estremamente elevato.

Sia RDW che MCV elevati si possono ritrovare nei pazienti in chemioterapia, nelle malattie epatiche croniche e nelle sindromi mielodisplastiche.

RDW basso

L’RDW basso teoricamente non esiste, perché indica una condizione normale in cui le cellule del sangue hanno dimensioni uniformi e preso singolarmente questo valore non ha significato. Se però viene confrontato con gli altri parametri dell’emocromo, specialmente con l’MCV, si possono valutare malattie come:

RDW-SD o RDW-CV: cosa vuol dire?

Il suffisso indica il tipo di misurazione fornita dal laboratorio (un po’ come in fisica si poteva esprimere una misura nel sistema di misurazione mks o cgs), cambia l’unità di misura (e quindi i valori di riferimento) ma i risultati possono essere convertiti da un tipo di misurazione all’altra.

  • RDW-SD sta per standard deviation (deviazione standard), si misura in femtolitri e il range normale è compreso tra 39 a 46 fm (è la larghezza della gaussiana indicata nella figura sotto)
  • RDW-CV invece misura il coefficiente di variazione. Viene invece fornito come percentuale perché è calcolato come il rapporto tra la larghezza della curva gaussiana e l’MCV
rdw-sd e rdw-cv in una curva gaussiana
rdw-sd e rdw-cv in una curva gaussiana